Viadotto di Corso Francia
Pier Luigi Nervi
Corso di Francia, 00197 Roma, Italia, 1959-1960

La progettazione e la realizzazione del viadotto di Corso Francia fu assegnata alla Società Ingg. Nervi & Bartoli a seguito di una trattativa privata con il Ministero dei Lavori Pubblici, per 1,2 miliardi di lire, già in gravissimo ritardo rispetto alla consegna dell’opera, prevista per l’apertura delle Olimpiadi, il 25 agosto 1960. Conclusa la trattativa nel maggio 1959, i primi disegni esecutivi di cantiere sono datati alla fine di giugno e l’inizio della battitura dei pali di fondazioni avviene i primi di luglio. L’impegno apparentemente impossibile di rendere percorribile il lungo viadotto viene invece rispettato grazie alla grande organizzazione del cantiere basato ancora sul “Sistema Nervi” e la sua sapiente combinazione di elementi prefabbricati e gettati in opera.

Il viadotto di Nervi rappresenta una delle principali soluzioni per il traffico veicolare di Roma nord, mettendo in collegamento ponte Flaminio con viale Pilsudski permettendo un accesso più rapido a Roma da via Cassia e via Flaminia. La struttura è impostata sulla viabilità preesistente, ma ha il compito di sollevare il traffico veloce ad una quota più alta lasciando libero il collegamento a terra tra le due parti del Villaggio Olimpico destinato all’alloggio degli atleti e progettato da un gruppo di architetti tra i quali Cafiero, Libera, Luccichenti, Monaco e Moretti.

Questo importante segno che divide in due il Villaggio Olimpico entra a far parte, con l’intradosso delle sue campate e i suoi imponenti piloni, nella composizione architettonica del quartiere e dei suoi spazi esterni, definendo una lunga passeggiata coperta sotto la quale, da progetto iniziale, erano previsti dei negozi.

Una delle soluzioni che maturano all’interno delle potenzialità del Sistema Nervi è il pilastro a sagoma variabile, utilizzato per la prima volta nella sede dell’UNESCO a Parigi. Questo corpo è formato da una superficie rigata che unisce i punti omologhi della sezione di base con la sommità. Nel caso del Viadotto i pilasti sono definiti da una pianta cruciforme alla base che diventa semplicemente rettangolare alla sommità, creando nella prospettiva dell’intero corpo un gioco plastico e di luce che va oltre la sola funzione statica dei pilastri. Tuttavia la forma risponde completamente alle esigenze statiche della struttura e inoltre la sua morfologia permette un risultato eccellente con una minor quantità di materiale. I 120 piloni sono stati gettati con le stesse tre casseforme smontabili formate da tavole maschiettate di 6 cm che venivano progressivamente accorciate alla base per adattarsi alla pendenza del percorso, si nota infatti che la pianta cruciforme è molto più evidente alla base primi pilastri da ponte Flaminio e sparisce progressivamente.

Sui pilastri è posta simmetricamente a sbalzo la mensola che sostiene le travi longitudinali dalla sezione a V, prefabbricate nel cantiere adiacente e leggermente precompresse, rara eccezione all’avversità di Nervi per questa tecnica. Le travi sostengono due ampie sedi stradali separate tra loro da uno spazio continuo di 5 m di larghezza e interrotto ogni 48 metri da passaggi pedonali. Il manto stradale è sostenuto da solette di cemento armato, anch’esse prefabbricate, poggiate sulle travi a V. Ai lati delle carreggiate un piccolo sbalzo in cemento armato sorregge il camminamento pedonale. L’intera realizzazione è stata frutto del lavoro di una squadra ma è certo che tutte le soluzioni strutturali adottate siano frutto dell’ingegno di Nervi.


VIDEO

DISEGNI / ELABORATI

MODELLI CAD
2D
Giacomo Troiani
3D
Giacomo Troiani

BIBLIOGRAFIA