Villa del floricoltore
Giuseppe Terragni
Via Pasquale Paoli, 49, Como, 22100 CO, Italia, 1936-1937

La villa, commissionata da Amedeo Bianchi, è un edificio in cui prevalgono il vuoto e l’asimmetria compositiva, con risultati del tutto originali e inaspettati. L’impostazione volumetrica è quella del prisma sollevato dal suolo mediante pilotis; un assunto tipicamente Lecorbusieriano,  risolto con il piano terreno sgombro da muri e con l’arretramento di circa un metro del filo dei pilastri che sorreggono la casa. Nella concezione del purismo è la parete stessa a racchiudere il volume, mentre qui Terragni elabora il tema della doppia parete e del telaio. L’architetto inventa un telaio gigante, in sostituzione del motivo a loggiato, che avvolge tutta la costruzione. Le pareti degli ambienti sono arretrate rispetto alla cornice e vengono trattate come lastre che si muovono in libertà: con avanzamenti e arretramenti, con trame diverse negli infissi, con la creazione di spazi di varia profondità. Grazie a questa novità il volume conserva la caratteristica di un prisma puro sollevato dal terreno, caratterizzato da finestre a nastro e da cornici staccate, collegate da piani sottili che creano un rapporto dialetticamente armonioso. Terragni riesce a dare forza a queste cornici, accentuando lo stacco dall’edificio, anche attraverso un sapiente utilizzo del colore: infatti pensa per loro un giallo tenue, il quale contrasta nettamente con il grigio freddo dell’edificio. Il progetto presenta però un conflitto evidente: il volume sollevato e il telaio-gigante, rappresentati con chiarezza nei due fronti principali dell’edificio, scompaiono negli altri due lati, dove torna un trattamento puramente scatolare,  con il taglio delle finestre a nastro sulla parete esterna. Terragni rende facilmente riconoscibile la suddivisione degli spazi dell’edificio. L’ingresso principale è strettamente legato al percorso degli spazi esterni; l’interno dell’abitazione è invece diviso in due parti: gli spazi comuni, orientati a est, e quelli privati, orientati a ovest. La casa è posizionata in modo tale che l’ingresso, la facciata principale e gli ambienti comuni siano esposti ai primi raggi solari, rivelando in questo modo il percorso principale dell’abitazione.  Terragni crea un gioco di luci ed ombre facendo risaltare gli elementi più evidenti dell’architettura. Il piano terra è contraddistinto dalla presenza di un dislivello di 75 cm tra l’ingresso e lo studio. Una scala esterna conduce al primo piano, che presenta due percorsi diversi che hanno origine però nel medesimo punto, che coincide con la fine della rampa della scala: il primo offre la possibilità di accedere al piano superiore attraverso una scala interna; il secondo conduce all’appartamento che, unito attraverso un collegamento orizzontale, costituisce la zona notte. Il percorso interno del secondo piano riprende la distribuzione interna del primo.


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DISEGNI / ELABORATI

BIBLIOGRAFIA

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