Villa La Saracena
Luigi Moretti
Lungomare G. Marconi 137 - Santa Marinella, 1955-1957

L’opera viene progettata e sviluppata in un lotto caratterizzato da una forma allungata ed irregolare, compreso tra il mare e lungomare Guglielmo Marconi, ed è orientata in direzione Nord-Sud.

L’accesso alla villa appare fortemente mediato rispetto all’asse stradale, grazie alla realizzazione di un ristretto ingresso, che lo stesso Moretti definiva “fauci”, e di un patio circolare cinto da muri, un’espansione spaziale che funge da filtro tra l’ambiente esterno e quello interno; la villa stessa mostra alla strada il prospetto più chiuso e connotato da superfici scabrose ed impenetrabili. L’accesso al mare è invece immediato: il notevole spazio interno della sala vetrata conferisce la possibilità di osservare in modo diretto il paesaggio mediterraneo.

La Villa è caratterizzata da una notevole estensione in lunghezza, data dalla forma del lotto e dalle due direzionalità che esso suggerisce: quella che affaccia direttamente sul fronte stradale, col quale si pone in relazione stretta, e quella protesa verso la distesa marina. Ed è proprio tale assialità che viene privilegiata già da una prima planimetria di Moretti, datata marzo 1955: il progetto si sviluppa infatti lungo le due direttrici, nascendo da una simmetria individuata in una galleria centrale distributiva, la quale poi si espande in modo asimmetrico ai suoi due lati. La sequenza di spazialità dinamica si sviluppa, in pianta, seguendo un ritmo impresso proprio da tale galleria centrale, spina dell’intera composizione; alla galleria si accede, dalla strada, attraversando uno stretto ingresso che si immette in un ampio patio di forma simile ad un ellisse, il quale a sua volta ha come destinazione quello che Moretti inizialmente definiva “vestibolo”, una sorta di punto focale dal cui si dipana l’intera composizione espressiva e plastica della pianta, e si afferrano le viste prospettiche preferenziali: quella diretta verso il mare, e quella della grande sala finale, anch’essa protesa a mare ma mediata dalla membrana sottile costituita dalla modulazione degli infissi. A livello spaziale la prospettiva viene favorita dalla presenza della galleria, che conduce verso il giardino esterno oppure verso la grande sala interna. La centralità del “vestibolo” si evince in pianta dalla possibilità di immettersi in differenti spazialità seppure nella ristrettezza di un luogo distributivo quale un ingresso; e tale caratteristica permane anche nella pianta finale, sebbene nella prima planimetria autografa lo spazio del vestibolo fosse più precisamente delineato. Si accede infatti alle due zone notte, a destra e a sinistra della galleria, caratterizzate entrambe da una voluta chiusura verso l’esterno, e da un’introversione rafforzata a livello di impatto visivo da un trattamento delle superfici, scabrose e spesse, le cui aperture si configurano solo come fratture e tagli, quasi incisioni nei forti spessori murari. Alla centripeta direzionalità della zona notte si contrappone in modo netto l’apertura dei fronti superficiali della galleria nel momento in cui essa, in modo lento e sinuoso, si allunga e distende verso il mare, quasi a suggerire un percorso di progressivo disvelamento del paesaggio e dell’illuminazione naturale. Il percorso della galleria è scandito da una membrana di infissi sulla sinistra e da una chiusura del prospetto sulla destra, ed è ritmato dalla presenza di uno spazio circolare che si immette nella linearità –seppur strombata- della galleria stessa: tale sala absidata media dunque la spazialità di un ambiente di transito e direzionale, quale è la galleria, e di uno spazio di destinazione ed osservazione, quale si configura la sala, col suo impianto rettangolare. I servizi vengono abilmente inseriti al di là della superficie chiusa della galleria, sulla destra: in asse con la stessa sala e fortemente legati ai limiti del lotto, assumono una posizione che non scompagina le direzionalità dell’impianto, e creano uno spazio più introverso ed intimo, che affaccia su un piccolo giardino interno. Infine, la composizione include un ulteriore spazio, quello naturale del grottone a mare, che viene incluso nel progetto con l’apposizione di un cancello di forte dinamismo e plasticità, modellato da Claire Falkenstein, pittrice e scultrice americana, alla quale Moretti affida tale opera per l’espressività che caratterizza le sue realizzazioni.


DISEGNI / ELABORATI

ALTRE INFORMAZIONI

L’opera viene commissionata a Luigi Moretti da Francesco Malgieri, giornalista del “Corriere della Sera”, per la figlia Luciana Pignatelli d’Aragona Cortez. La Saracena è annessa al cosiddetto “trittico incompiuto” di Santa Marinella, comprendente le ville Califfa e Moresca.
Il progetto dei due villini, Saracena e Moresca viene presentato al comune nel maggio del 1955, dopo un intenso lavoro progettuale intrapreso dall’architetto l’anno precedente; i lavori ebbero inizio il 1° marzo del 1956 e si conclusero il 31 dicembre 1957.

La villa si relaziona inoltre in modo strettamente interconnesso con i fabbricati limitrofi, in quanto appartenenti allo stesso “trittico incompiuto” di Moretti. Egli inizia infatti ad operare a Santa Marinella per conto di Malgeri e di Caterina di Geronimo, proprietaria del terreno adiacente alla Saracena. Il villino di Caterina di Geronimo si inserisce quasi a ridosso del confine con villa Saracena, conformandosi secondo i dettami tecnici ed estetici della stessa: chiusa come una “torre di guardia” sul lato stradale e protesa verso il mare. Essa è considerata un “accessorio” della Saracena e diverrà la residenza estiva dei Malgeri. Infine si imposta sul lotto alla destra della Saracena la cosiddetta Moresca, o villa Moretti, che riprende soluzioni stilistiche in armonia con le ville precedentemente realizzate, creando dunque un complesso sistema planimetrico connotato da molteplici somiglianze, a partire dallo stesso processo compositivo delle tre residenze.


BIBLIOGRAFIA

Reichlin, Bruno, Letizia Tedeschi (a cura di). Luigi Moretti. Razionalismo e trasgressività tra barocco e informale. Electa, 2010.

Rostagni, Cecilia. Luigi Moretti 1907-1973. Milano: Electaarchitettura, 2008.

Bozzoni, Corrado, Daniela Fonti, Alessandra Muntoni (a cura di). Luigi Moretti architetto del Novecento. Gangemi Editore, 2009.