Villa Mairea
Alvar Aalto
Noormarkku, Finlandia, 1938-1939

Villa Mairea viene realizzata da Alvar Aalto per una coppia di suoi amici: Harry Gullichsen, un industriale del legno, e sua moglie Maire (da cui deriva il nome della villa) collezionista di opere d’arte. Progettata senza limiti di costo, è il risultato di continue modifiche tese a migliorare la villa per renderla perfetta in base a quelle che erano le esigenze dei committenti.
La villa rappresenta la versione nordica dell’architettura organica. Partendo dall’idea di accostare piani geometrici diversi come per la casa sulla cascata di Wright, Aalto sviluppa una concezione di spazio che dalle radici autoctone della Finlandia si eleva fino a divenire un idioma universale. L’abitazione nasce pensando al modo in cui deve essere vissuta. Aalto, così facendo, reinterpreta l’idea stessa della casa. Proprio questa duplice natura della sua ricerca architettonica, mediare cioè tra la sfera razionale e quella emozionale, porterà l’architetto a cambiare più volte il suo progetto, anche in corso d’opera.

L’impianto della villa è molto semplice, costituito dall’intreccio di due corpi a L che definiscono una corte interna, definendo una forte relazione con la natura circostante (la foresta e il microcosmo del giardino su cui si affacciano gli ambienti principali della casa). Le due ali sono perpendicolari ospitano rispettivamente la zona giorno e la zona notte. La pianta ad L si allunga nella parte posteriore in un porticato aperto che porta alla sauna, nel mezzo il prato con la piscina. Si nota una distinzione funzionale nei due livelli: il pianterreno è riservato alla vita sociale mentre il primo è strettamente privato. La quasi totale diversità dei due piani in termini di articolazione planimetrica, orientamento e carattere, esemplificano la sua strategia di differenziazione, opposta alla tendenza modernista che tendeva all’unificazione. Le forme rispecchiano la duplice natura di Aalto: sono il risultato di un abile intreccio tra la sensualità della linea curva e dei materiali naturali e il rigore dell’angolo retto e dei volumi bianchi. Interessante è inoltre lo studio dell’orientamento. Aalto dispone infatti a sud il prospetto principale, con la pensilina d’ ingresso, le camere, la biblioteca, lo studio e parte del salotto; a est la cucina, spazi ausiliari e camere per domestici e ospiti; a nord tutta l’area è chiusa dalla grande foresta e racchiude la piscina; a ovest si colloca invece uno spazio più aperto.

Il controllo del punto di vista è un dispositivo così potente che Aalto lo può usare per alterare la disposizione percepita dello spazio, mantenendo ortogonale la geometria reale. Talvolta ad alcune piante vien permesso di deviare dall’ortogonale di pochi casuali gradi, poiché Aalto sembra considerare che l’angolo retto sia un punto senza peso nel continuo geometrico. Queste deviazioni sono interessanti per la sintassi architettonica per la positiva manipolazione della geometria per ottenere un determinato risultato visuale. A tal fine il riferimento cruciale è la forma conica del campo visivo umano. Aalto sfrutta questo fenomeno con caratteristica dualità, disegnando spazi determinati da uno dei due opposti tipi di sequenza visiva. La sua intenzione è quella di smaterializzare i confini e di creare uno spazio etereo libero da un fuoco ottico. L’altro tipo si chiude verso l’interno, esponendo maggiormente la superficie delimitante e imponendo il fuoco, la chiusura e la densità sintattica come esperienza primaria. Si pensa di solito alla comodità come relativa allo “stare“: Aalto invece conosce e rispetta anche l’ergonomia dei percorsi. Infatti al piano terra, luogo di vita sociale, lo spazio è studiato in modo da renderlo così fluido da avere la percezione di essere contemporaneamente all’interno e all’esterno dell’edificio. Qui gli ambienti sono disposti su due livelli differenti: dall’ingresso si salgono quattro gradini per poi ritrovarsi in un ampio ambiente di soggiorno, fulcro della casa in quanto permette l’accesso al piano superiore, all’esterno e ai vari ambienti collettivi. Qui gli arredi fissi e i pavimenti contribuiscono alla percezione di essere in ambienti separati, intimi. Proseguendo verso l’altra ala della casa si incontra un ambiente rettangolare, molto semplice, che ospita la sala da pranzo. Si arriva ad un secondo ambiente di sosta, che ci permette di accedere ai locali di servizio e al seminterrato. Al piano superiore invece, gli spazi risultano parcellizzati: c’è un unico percorso indirizzato da vari corridoi. Anche qui è molto importante il rapporto con l’esterno, esaltato da grandi terrazze. Dal salotto si può accedere allo studio oppure alle due stanze matrimoniali. Proseguendo lungo uno stretto corridoio la prospettiva si apre in una stanza molto luminosa, la stanza dei giochi dei bambini, collegata alle stanze singole. Da qui è possibile accedere, attraverso un ulteriore lungo e stretto corridoio, ad altre stanze da letto dedicate agli ospiti.

Nella foresta l’individuo si sente come il centro motore del proprio spazio: lo spazio è come se si formi man mano che ci si inoltra attraverso l’intrigo dei rami e dei tronchi, sembra formarsi e dissolversi, e poi riformarsi intorno a noi. Nell’edificio viene riproposta la medesima soluzione: ne deriva una percezione mutevole, antiprospettica, differenziata in moltissimi elementi. Le variazioni coinvolgono il perimetro della casa, di volta in volta murario, vetrato o solo schermato, a tutt’altezza, trattato con molti materiali: pietra, legno, mattoni verniciati di bianco, maioliche azzurre. Dal vialetto al porticato d’ingresso c’è una successione di elementi che fungono da mediazione e anticipazione, così che il passaggio avvenga per gradi e si crei allo stesso tempo continuità tra interno ed esterno. Anche la tessitura dei soffitti e dei pavimenti è trattata con colori e materiali diversi, variamente illuminata, così come succede nell’ambiente naturale. La stessa figura geometrica subisce una progressiva dissoluzione, man mano che lambisce la foresta, assumendo nelle sporgenze del piano primo (lo studio di Maire) o, all’ingresso, modulazioni curvilinee analoghe alle ondulazioni del bosco.

La struttura portante, in pilastrini di acciaio o di legno, è disposta secondo una maglia il cui modulo subisce continue anomalie, raddoppiando o triplicando i sostegni, disponendoli come un diaframma continuo all’ingresso e nella scala interna, legandoli insieme con corde o intrecciandole con piante rampicanti.

Grande è la varietà di illuminazione progettata per l’edificio: c’è un forte equilibrio tra luce naturale ed artificiale. Il design usato per l’illuminazione esterna è ripreso dal mondo vegetale. “…colonne e pali di legno ritmano lo spazio, qui fitti, lì radi; come fosse un canneto, nascondono e rivelano i luoghi, distinguono gli ambienti, filtrano la luce…” (L. Servadio)


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DISEGNI / ELABORATI

BIBLIOGRAFIA

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