Chiesa della Beata Maria Vergine

Giovanni Michelucci

Larderello, Pisa, Italia, 1956-57
Nel 1954 la “Larderello” s.p.a. , che nel secondo dopoguerra gestiva le fabbriche della zona boracifera, affida all’architetto Giovanni Michelucci l’incarico di studiare un piano di sviluppo urbanistico capace di trasformare un insediamento industriale in un piccolo centro urbano. Michelucci non può evitare il confronto con un paesaggio fumigante di acri vapori punteggiato dai giganteschi volumi dei refrigeratori, ed avverte la necessità di proporre, in contrasto, un’architettura fantastica, con un senso di festa perenne, ma si lascia avvincere dalla memoria industriale dei primi anni del Novecento. Nel piano rientra la chiesa della Beata Vergine situata in un terrazzamento del pendio dove sorge il nuovo quartiere. Il progetto delinea un invaso dal contorno ottagonale, allungato in senso longitudinale, nel quale sono fusi l’idea di uno spazio centralizzato e di uno schema basilicale. L’aula, fasciata da un deambulatorio, è conclusa da un organismo complesso a pianta quadrata, comprendente il coro, la sagrestia, il basamento del campanile. La composizione della chiesa è rigorosamente assiale, simmetrica, con la sola eccezione del padiglione ellittico del battistero. La chiesa è caratterizzata da una volumetria ed un impianto articolati , giocati attorno ai due temi del tamburo della cupola e del campanile, ed è fortemente connotata dal ruolo predominante assunto dall’elemento parete, “risolto con un raffinato e calibrato equilibrio tra tettonica e decorazione”. Il complesso si articola nei tre diversi corpi dell’aula, alla quale si addossa sul lato orientale il volume dell’oratorio della cappella e della canonica, queste ultime concepite come due bracci emergenti (più contenuto il primo) dal lato nord dell’edificio principale. L’ambientazione perfetta e l’uso superlativo della materia, sono straordinari se rapportati al periodo. Di grande suggestione la contrapposizione tra la conchiusa forma geometrica della chiesa e lo strutturalismo del campanile. Tutto questo fa si che la modernità dell’opera non risieda tanto nella planimetria articolata né nella volumetria risoluta, bensì nella complementarietà degli elementi, attraverso il sapiente e inedito trattamento dell’involucro. Michelucci gioca ancora su una geometria chiara, come fece sulla chiesa della Vergine a Pistoia, ma ora plasma la struttura, la depura in modo da far filtrare la luce all’interno mettendo in gioco il valore del colore materiale e producendo un’emozione viva dello spazio sacro che si riverbera all’esterno. L’intero volume della chiesa è immerso in una luce diffusa dai toni particolarmente caldi, giacché i diaframmi in onice ed alabastro, azzurro violacei all’esterno, assumono all’interno tonalità che vanno dal bianco al giallo all’arancio. L’intensità luminosa aumenta dal basso verso l’alto perché nella fascia di coronamento una trasparente merlatura sostituisce le fitte griglie che mimano la scansione di una muratura a giunti sfalsati delle pareti principali. Una struttura unitaria di fondazione consente di distribuire i carichi in modo uniforme sul terreno, consentendo di ovviare alla scarsa portanza del sottosuolo. L’ossatura in calcestruzzo armato è impostata su 8 pilastri , collocati ai vertici dell’aula e gli sforzi eccentrici sono sopportati con la determinante collaborazione dell’anello radiale del deambulatorio. La critica in generale ha evidenziato i riferimenti all’estetica strutturale di Perret: nel campanile affiora il reticolo cementizio, che consente di alternare tamponamenti lapidei a schemi traforati di laterizi. Gli otto pilastri sono il naturale sostegno per il sovrastante trasparente tamburo - sul quale si imposta la copertura nervata in cemento che ripropone in forma degradante l’archetipo ottagono - e per i costoloni della copertura. Michelucci pone lo strutturalismo al servizio di un’architettura costruita dalla luce e dal colore. Da una parte l’importanza della ricerca strutturale e dall’altra il richiamo, per ammissione dello stesso autore, ad un mondo arcaico ed alla cultura popolare.
VIDEO
FOTOGRAFIE
  • Vista interna sull'asse longitudinale
  • Vista esterna
  • Dettaglio dei paramenti murari
  • Cupola
IMMAGINI/DISEGNI/ELABORATI DI PROGETTO
MODELLI CAD
APPROFONDIMENTI
MAGGIORI INFORMAZIONI
BIBLIOGRAFIA
MARCETTI, Corrado, Nadia MUSUMECI. Michelucci a Larderello – il piano urbanistico e le architetture. Firenze: Alinea editrice, 2011. ISBN 9788860556523.

SODI, Stefano, Giuseppe BATTELLI, Alessandro MELIS. Giovanni Michelucci e la chiesa italiana. Roma: San Paolo edizioni, 2009. ISBN 9788821564444.

CONFORTI, Claudia, Roberto DULIO, Marzia MARANDOLA. Giovanni Michelucci 1891-1990. Milano: Mondadori Electa, 2006. ISBN 978883704092.
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